

Trovare molti capelli sulla spazzola, sul cuscino o durante lo shampoo può generare preoccupazione. Tuttavia, non tutti i capelli che sembrano “caduti” si sono realmente distaccati dal cuoio capelluto: in alcuni casi, il problema riguarda la rottura del fusto, cioè della parte visibile del capello.
Caduta e rottura possono produrre un risultato apparentemente simile, ovvero una chioma meno piena, ma coinvolgono strutture e meccanismi differenti:
Distinguere i due fenomeni è importante per comprenderne le possibili cause e individuare il percorso più appropriato. In alcuni casi, inoltre, caduta e rottura possono presentarsi contemporaneamente.
Per comprendere la differenza è utile distinguere due componenti:
Il follicolo è un piccolo organo dinamico che attraversa ciclicamente diverse fasi:
I follicoli non attraversano queste fasi tutti nello stesso momento. Per questo motivo, una certa perdita quotidiana di capelli è fisiologica e viene generalmente compensata dalla produzione di nuove fibre. Un aumento persistente della caduta, un diradamento visibile o la comparsa di aree prive di capelli richiedono invece una valutazione più approfondita.
In caso di caduta, l’intero capello viene rilasciato dal follicolo. Il capello non si spezza a metà, ma si stacca dalla radice perché ha completato il suo normale ciclo di crescita oppure perché questo ciclo è stato alterato e il capello è entrato in anticipo nella fase di riposo.
Una delle forme più comuni di caduta diffusa è il telogen effluvium, caratterizzato dal passaggio anticipato di un numero maggiore di follicoli dalla fase di crescita alla fase telogen. La caduta diventa spesso evidente dopo un intervallo di alcune settimane o mesi rispetto all’evento che l’ha innescata.
Tra i possibili fattori associati a un effluvio telogen rientrano:
La relazione temporale non è sempre immediata: si può iniziare ad osservare una caduta più abbondante diverse settimane dopo il fattore scatenante, quando i capelli che hanno completato la fase telogen vengono rilasciati.
La caduta può anche dipendere da condizioni differenti dal telogen effluvium. Tra queste vi sono l’alopecia androgenetica, l’alopecia areata, alcune patologie infiammatorie del cuoio capelluto, infezioni e alopecie cicatriziali. Per questo motivo, il termine “caduta” descrive un fenomeno, ma non identifica da solo una diagnosi.
Nella rottura, il capello non viene perso dal follicolo: il suo fusto si frattura lungo la lunghezza.
Il fusto è formato principalmente da tre regioni:
Quando la cuticola viene progressivamente danneggiata, la corteccia rimane più esposta agli stress meccanici, termici, chimici e ambientali. La fibra può quindi diventare più porosa, ruvida e fragile, fino a spezzarsi.
A differenza del follicolo, il fusto visibile è costituito da materiale biologicamente non vitale: non può ripararsi in modo permanente come un tessuto vivo. Balsami, maschere e prodotti condizionanti possono ridurre l’attrito, migliorare temporaneamente la superficie e limitare ulteriori danni, ma non ricostruiscono integralmente una fibra già compromessa.
L’osservazione può fornire alcuni indizi, ma non sostituisce una valutazione dermatologica o tricologica.
I segni più compatibili con una caduta sono:
All’estremità prossimale di un capello in fase telogen può essere visibile un piccolo rigonfiamento chiaro, definito comunemente “radice a clava”. Non si tratta però dell’intero follicolo, che rimane all’interno della cute.
La presenza o l’assenza di un’estremità biancastra, osservata a occhio nudo, non è sufficiente per formulare una diagnosi: ciò potrebbe essere dovuto anche alla presenza di residui cosmetici, sebo, guaine cheratiniche e caratteristiche della frattura.
I segni più compatibili con una rottura sono:
La presenza di molti capelli corti non indica però sempre rottura. Potrebbe trattarsi anche di nuovi capelli in ricrescita o di capelli miniaturizzati. La distinzione può richiedere la tricoscopia, cioè l’osservazione del cuoio capelluto e dei fusti mediante ingrandimento.

Telogen effluvium
Il telogen effluvium tende a manifestarsi con una caduta diffusa, spesso senza aree completamente prive di capelli. Può comparire dopo eventi che modificano l’equilibrio metabolico, ormonale o sistemico dell’organismo.
La forma acuta è spesso reversibile quando il fattore scatenante viene risolto, ma la durata e il recupero possono variare. Una caduta che persiste oltre alcuni mesi deve essere rivalutata perché potrebbe essere presente un effluvio cronico, un’alopecia androgenetica concomitante o un’altra condizione.
Alopecia androgenetica
Nell’alopecia androgenetica non si osserva necessariamente una caduta improvvisa e abbondante. Il processo principale è la progressiva miniaturizzazione dei follicoli geneticamente predisposti, che producono capelli sempre più sottili, corti e meno pigmentati.
Nella donna si manifesta spesso con un ampliamento della riga dei capelli e una riduzione della densità nella regione centrale; nell’uomo interessa frequentemente le regioni frontotemporali e il vertice. Le modalità di presentazione possono comunque variare.
Alopecia areata
L’alopecia areata è una condizione immunomediata che si presenta spesso con chiazze ben delimitate. All’interno o ai margini delle aree interessate possono essere visibili capelli spezzati, punti neri e capelli assottigliati verso la base.
Questo è uno degli esempi più importanti del motivo per cui la presenza di capelli spezzati non indica automaticamente un semplice danno cosmetico.
Alopecia da trazione
Acconciature molto tese e ripetute possono esercitare una forza continua sui follicoli, soprattutto lungo l’attaccatura. Nelle fasi iniziali possono comparire capelli spezzati e infiammazione; se la trazione prosegue nel tempo, il danno follicolare può diventare permanente.
Patologie infiammatorie o infettive
Desquamazione intensa, prurito, dolore, bruciore, croste, pustole o arrossamento possono indicare una condizione del cuoio capelluto che richiede una valutazione medica.
Alcune infezioni possono causare capelli spezzati vicino alla superficie cutanea; le alopecie cicatriziali, invece, possono distruggere permanentemente il follicolo se non vengono diagnosticate e trattate tempestivamente.
Trattamenti chimici
Decolorazioni, tinture ossidative, permanenti e alcuni trattamenti liscianti modificano la struttura chimica e fisica della fibra.
La decolorazione, in particolare, utilizza agenti ossidanti e condizioni alcaline per schiarire la melanina. Se ripetuta o eseguita su capelli già danneggiati, può alterare le proteine della fibra, ridurre la qualità della cuticola e aumentare la suscettibilità alla frattura.
Anche i trattamenti liscianti possono associarsi a modificazioni del fusto e, in alcuni casi, a irritazione o infiammazione del cuoio capelluto.
Calore eccessivo
Piastre, ferri e asciugacapelli utilizzati ad alte temperature possono favorire perdita d’acqua, alterazioni della cheratina e danni superficiali.
Il rischio aumenta quando:
Attrito e manipolazione meccanica
Anche i gesti quotidiani possono contribuire al progressivo deterioramento del fusto:
Il capello bagnato può essere particolarmente vulnerabile alla deformazione e all’attrito. Una fibra già porosa assorbe più acqua, si gonfia e può diventare più suscettibile al danno meccanico.
Esposizione ambientale
Radiazioni ultraviolette, acqua marina, cloro, vento e inquinanti possono contribuire al cosiddetto weathering, cioè al deterioramento progressivo della fibra.
Il danno tende ad accumularsi soprattutto sulle lunghezze e sulle punte, che rappresentano le parti più vecchie del capello e hanno subito un numero maggiore di lavaggi, esposizioni e trattamenti. Le radiazioni ultraviolette possono inoltre favorire ossidazione della melanina e alterazioni delle proteine del fusto.
Alterazioni del fusto
In alcuni casi, la rottura è legata a un vero e proprio disturbo del fusto pilifero. Un esempio è la tricorressi nodosa, nella quale si formano punti di debolezza che possono apparire come piccoli noduli chiari e andare incontro a frattura.
Queste alterazioni possono essere congenite oppure acquisite in seguito a ripetuti traumi fisici o chimici. La diagnosi richiede generalmente l’osservazione mediante microscopia o tricoscopia.
Alcune abitudini possono ridurre il danno cumulativo:
I prodotti condizionanti possono ridurre l’attrito tra le fibre, migliorare la pettinabilità e limitare ulteriori sollecitazioni meccaniche. Il loro effetto è soprattutto protettivo e cosmetico, non equivale a una rigenerazione biologica del fusto.
La risposta è sì. Una persona può presentare contemporaneamente:
In queste situazioni, concentrarsi su un solo elemento può portare a interpretazioni incomplete. Ridurre i trattamenti aggressivi può migliorare la qualità delle lunghezze, ma non corregge automaticamente un’alterazione del ciclo follicolare. Allo stesso modo, intervenire su un’eventuale carenza nutrizionale non elimina il danno meccanico già presente sul fusto.

Il follicolo pilifero è una struttura metabolicamente attiva. Per produrre nuovi capelli, l’organismo deve disporre di un apporto adeguato di energia, proteine, aminoacidi, vitamine e minerali.
Diete fortemente restrittive, dimagrimenti rapidi, malassorbimento o carenze nutrizionali possono interferire con il normale ciclo del capello e, in alcuni casi, contribuire a un aumento della caduta.
Tra le sostanze maggiormente studiate in relazione alla salute dei capelli rientrano:
La cisteina e la metionina sono aminoacidi contenenti zolfo. La cisteina, in particolare, è presente nella cheratina, la principale proteina strutturale del fusto del capello. La metionina può contribuire alla disponibilità di composti solforati necessari a diversi processi metabolici coinvolti nella sintesi proteica. Diversi studi biochimici hanno evidenziato che la disponibilità di aminoacidi solforati è un fattore limitante nella sintesi della cheratina, suggerendo un ruolo funzionale di questi nutrienti nel supporto alla crescita del fusto pilifero.
Per lo zinco, la letteratura scientifica ha documentato una correlazione tra carenza e diverse forme di alopecia, inclusa l’alopecia telogen effluvium e alcune forme di diradamento diffuso. Lo zinco è un cofattore di numerosi enzimi coinvolti nella sintesi proteica e nella divisione cellulare, processi fondamentali per l’attività del follicolo pilifero.
Per il selenio, studi clinici e osservazionali hanno evidenziato che sia la carenza sia l’eccesso possono associarsi ad alterazioni del ciclo del capello. Il suo ruolo biologico è legato principalmente alla funzione delle selenoproteine, coinvolte nei sistemi antiossidanti cellulari, che contribuiscono a proteggere il follicolo dallo stress ossidativo.
La biotina (vitamina B7) è stata storicamente associata alla salute di pelle e capelli. Sebbene la sua carenza clinica sia rara, è ben documentato che nei casi di deficit conclamato si possano osservare alterazioni cutanee e fragilità dei capelli. La biotina agisce come cofattore di carbossilasi coinvolte nel metabolismo degli acidi grassi e degli aminoacidi, processi rilevanti per la fisiologia del follicolo.
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Commissione europea. Regolamento (UE) n. 432/2012 della Commissione del 16 maggio 2012, relativo alla compilazione di un elenco di indicazioni sulla salute consentite sui prodotti alimentari. Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. 2012;L136:1-40.
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